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La via perduta

Descrizione

Fu durante remote epoche geologiche che l’opera di modellamento dei ghiacciai delle Alpi sulla pianura friulana formò, tra le rocce carsiche delle valli del fiume Natisone, la grotta di S. Giovanni d’Antro, ora punto di emersione delle acque sotterranee che nei secoli hanno ulteriormente rimodellato e scavato il sito. La grotta fu inizialmente abitata da uomini della preistoria, forse Euganei o forse Celti, ed appartenne, sotto il controllo di Aquileia, ai territori della Decima Legione Romana che nei secoli successivi alla caduta dell’Impero Romano subirono le invasioni delle popolazioni barbariche, per poi transitare sotto il dominio Longobardo, del Patriarcato di Aquileia, della Repubblica Serenissina, dell’Impero Austro-Ungarico ed infine del Regno d’Italia. Frequentata nel medioevo da eremiti cristiani, la grotta si arricchì di una Chiesa Santuario la cui esistenza è confermata da fonti documentali del 889 (Decreto di Re Berengario) e che, durante un’invasione dei territori circostanti da parte degli ungari nel 1419, subì gravi danneggiamenti e fu ricostruita ed abbellita da Andreij von Lach nel 1477. Gran parte delle strutture architettoniche e delle decorazioni, a tutt’oggi ancora visibili in loco, sono opera del maestro costruttore Andreij von Lach. Il sito fu nei secoli riparo abitativo, luogo di culto precristiano e cristiano, rifugio da invasioni barbariche, circondato da un ambiente naturale di particolare bellezza, e fu nell’antichità intitolato a S. Giovanni Battista. Ed è proprio da questo incantato e misterioso luogo, sconosciuto ai forestieri ma pure a molti friulani, che inizia il suggestivo viaggio di Stefano Enrietti.

Ugo Da Broi

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