Le poesie del giovane Aristide Bartoletti sono un susseguirsi di rime ben definite da sembrare una danza di note musicali. Rispecchiano in parte il suo carattere frizzante, scherzoso, ma soprattutto semplice e saldo nei valori veri della vita, attento al rispetto della natura e ai bisogni del prossimo. Ma dall’interiorità più profonda, emergono sovente solitudine e timore nel donarsi totalmente, anche se pur sempre alla ricerca di quella donna o di quell’amore ideale che talvolta crede aver raggiunto per poi sfuggirgli ancora. Le liriche contenute in “Riflesso d’amore di un’anima anonima” ci fanno scoprire come Aristide Bartoletti abbia la capacità di esternare tutto ciò che è in lui, parlare con sé stesso, per trasmettere agli altri. “Sentimento mi seguivi/ma fino all’ora non mi trovasti/ nella mia ragione perivi/ perché dolor di cuori accatasti/nel mio vuoto volevo rimanere/ perché in esso è il mio vivere quotidiano/dalle sicurezze farmi contenere/ senza espormi alle debolezze dell’umano…ora eccomi mi hai colto in fallo/ e dopo un tenero ballo/ mi hai lasciato il male/sento il cuore percosso da un tuono/ or non posso far a meno delle tue catene…”. Ancora una volta quell’amore arriva a turbare la tranquillità di quella solitudine tanto difesa quasi da farne una ragion di vita. E ancora in “Solo”: “in un mondo fatto di felicità/posso asserire con spontaneità/ che nel mio vivere non provo dolo/ a volare coi miei pensieri da solo/ Il mio vivere nella solitudine/ sarebbe per tutti un’inquietudine/ ma che invece l’inebriante amore rende schiavi per amore. O come in “Pensiero navigante” dialogo tra lui e il mare, dove la natura gli offre rifugio e sicurezza. “Mare porta i miei pensieri lontano/ da questa realtà che attanaglia il mio ego/ tu sei rimasto l’ultimo porto in cui trovar rifugio”.
Annamaria Scarfò
![]()
![]()
![]()
![]()