“Ah... dimenticavo... il registro giusto per interpretare le meravigliose arie di Azger Beveller è quello colloquiale, a mezza strada tra il canto e il disincanto. Questo dice, girandosi improvvisamente e dando le spalle al vuoto oltre la sala, Trico Lybner. Non si sa mica se qualcuno lo ha sentito o no, le cose che sono vere per chi le dice spesso vanno perse, rimangono un po’ là in aria poi rinunciano al loro suono; se ne vanno da qualche parte con quell’andare quasi per inerzia… quello tipico di chi non sa se è esistito veramente o no...”
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