Questo libro non ha la pretesa di essere un capolavoro di arte culinaria, né tanto meno di buona letteratura, non è stato questo lo spirito che mi ha spinta a scriverlo. L’ho fatto perché i miei nipoti, tutti, mi hanno incoraggiata; per loro, per la loro memoria, per non fare cadere nel buio ciò che fu prima di loro. È un documento più o meno approssimativo di un periodo storico che si ferma al passato non molto lontano, pennellato da chi l’ha vissuto e che lo ferma, avvolgendolo di quel non essere dei ricordi e di quell’essere del pensiero.
È un invito alle donne che oggi lavorano a non abbandonare i fornelli, a curarli con cibi semplici e facili e a non trascurare l’enorme portata affettiva che hanno: la cucina è stata ed è in ogni tempo il luogo dove ci si riunisce, non solo intorno alla padella che frigge e al calore che accoglie, ma perché stimola nell’animo di chi partecipa quel meraviglioso senso dell’unità familiare che nessun ristorante potrà dare.
zia Pina
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